Da cosa nasce il Trauma dell’Abbandono ? ( parte 2)

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Buongiorno anime in cammino,
oggi vorrei parlarvi dei Modelli Operativi Interni (MOI) al fine di farvi comprendere come ci creiamo aspettative su ciò che potrebbe accadere se….
Ho deciso di scrivere tale argomento poichè, ritengo, che le persone che soffrono di ansia e di attacchi di panico, comprendendo ciò possano capire la natura dei loro disturbi.
I Modelli Operativi Interni sono rappresentazioni mentali che gli individui, secondo Bowlby, costruiscono nel corso dell’interazione col proprio ambiente.
Essi hanno la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi da parte dell’individuo, consentendogli di fare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale.
I Modelli Operativi Interni consentono all’individuo di valutare e analizzare le diverse alternative della realtà, scegliersi quella ritenuta migliore, reagire alle situazioni future prima che queste si presentino, utilizzare la conoscenza degli avvenimenti passati per affrontare quelli presenti, scegliendo un’azione ottimale in relazione agli eventi stessi. Quindi permettono al bambino, e poi all’adulto, di prevedere il comportamento dell’altro guidando le risposte, soprattutto in situazioni di ansia o di bisogno.
Lo sviluppo dei M.O.I. fa riferimento alla teoria dello sviluppo senso-motorio di Jean Piaget ed ai relativi processi di assimilazione e di accomodamento.
Gli schemi interiorizzati del bambino, nei primi anni di vita, possono continuamente essere ridefiniti sulla base dei cambiamenti della realtà esterna e della relazione con la figura di attaccamento che muta con il mutare del bambino.
I M.O.I. possono successivamente cambiare quando, ad esempio, un genitore cambia radicalmente il suo atteggiamento nei confronti del figlio. Questi cambiamenti dei Modelli Operativi Interni sono intesi sia in senso positivo che in senso negativo a seconda della variazione comportamentale del genitore.
In conclusione, è proprio attraverso lo studio dei M.O.I. è possibile individuare un ponte tra la teoria dell’attaccamento e la psicoanalisi, essendo a Bowlby molto familiare il pensiero di Klein, Winnicott e di Freud.

Adult Attachment Interview

Valutazione del legame di attaccamento nell’età adulta

Per valutare i Modelli Operativi Interni dell’adulto fu messa a punto da Mary Main una procedura chiamata Adult Attachment Interview.
Si tratta di un’intervista semi-strutturata condotta secondo le linee di una valutazione psicoterapica.
Tali interviste vengono registrate e classificate secondo otto diversi parametri.
A questo punto può essere stabilito a quale dei quattro stili di attaccamento viene assegnato l’individuo adulto esaminato.

– Stile Sicuro: modello di Sé positivo e dell’Altro positivo. Basso esitamento, bassa ansia. Alta coerenza, alta fiducia in se stesso, approccio positivo con gli altri, alta intimità nelle relazioni. Il modello positivo dell’individuo sicuro lo porta ad avere una grande fiducia in se stesso ed un grande apprezzamento degli altri, dai quali viene considerato come tipo positivo. Le sue relazioni di coppia sono caratterizzate da intimità, rispetto, apertura emotiva ed i conflitti con il partner si risolvono in maniera costruttiva.
– Stile Preoccupato: è assimilabile allo stile insicuro ansioso ambivalente (Ainsworth). Modello di Sé negativo e dell’Altro positivo. Il modello negativo che l’individuo preoccupato ha di sé lo porta ad avere una bassa autostima tendente alla dipendenza del giudizio degli altri. Invece, il modello positivo che ha dell’altro lo porta alla continua ricerca di compagni e di attenzione. Necessita continuamente di intimità nelle relazioni tanto da la sua insaziabilità nella richiesta di attenzione tende a far allontanare gli altri. Le sue relazioni sentimentali sono costellate di passione, rabbia, gelosia e ossessività. Tende ad iniziare i conflitti con il partner rimandando, però, la rottura del legame.

– Stile Distanziante: è assimilabile allo stile Evitante (Ainsworth). Modello di Sé positivo, dell’Altro negativo. Il modello positivo dell’individuo distanziante lo porta ad avere alta fiducia in se stesso senza interessarsi del giudizio degli altri anche se pensa di essere considerato arrogante, furbo, critico, serio e riservato. Il modello negativo che ha dell’altro lo porta a dare l’impressione di non apprezzare molto le altre persone apparento, talvolta, cinico o eccessivamente critico. Svaluta l’importanza delle relazioni e sottolinea l’importanza dell’indipendenza, della libertà e dell’affermazione. Le sue relazioni di coppia sono caratterizzate dalla mancanza dell’intimità, tendendo a non mostrare affetto nelle relazioni. Preferisce evitare i conflitti e si sente rapidamente intrappolato o annoiato dalla relazione.
– Stile Timoroso-Evitante: è assimilabile allo stile disorientato-disorganizzato (Ainsworth). Modello di Sé negativo, dell’Altro negativo. Il modello negativo che l’individuo timoroso-evitante ha di se stesso lo porta ad avere bassa autostima e molte incertezze verso se stesso e verso gli altri. Il modello negativo che ha dell’altro lo porta ad evitare le richieste d’aiuto, evita i conflitti ed ha difficoltà a fidarsi degli altri. È difficile trovarlo coinvolto in una relazione sentimentale e quando vi si trova assume un ruolo passivo. In tali relazioni è dipendente ed insicuro. Tende ad autocolpevolizzarsi per i problemi di coppia ed ha difficoltà a comunicare apertamente e a mostrare i sentimenti al partner.

( Scritto da Nicola Schiavone)
Per una piena comprensione di tale post ti consiglio di leggere quello scritto ieri: http://www.camminospirituale.com/da-cosa-nasce-il-trauma-dellabbandono/

Per chi desidera sanare il trauma dell’abbandono o altri traumi, eliminare paure, ansie, attacchi di panico, modificare convinzioni errate, mi scriva per info: elisasilviacoda@libero.it

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