Betulla: l’Albero della pace

 

 

Buongiorno anime in cammino,
oggi vorrei aprlarvi di una pianata davvero speciale, la Betulla.
Scrive Loredana Matonti:
Chiamata “Signora delle foreste”, è un albero dal portamento evocativo con un’altezza che può raggiungere anche i venticinque metri. Diffusa in gran parte dell’areale eurasiatico. È una Pianta legata alla conoscenza e alla guarigione, è considerata purificatrice e fonte di rimedi per numerosi malanni.
(…) La “Signora delle foreste”, come spesso viene chiamata la betulla (Betula pendula), è un albero dalle foglie caduche, appartenente alla famiglia delle Betulaceae, unico fra le nostre specie a possedere una corteccia candida che si stacca in sottili lembi cartacei. Caratteristica a cui deve probabilmente la sua etimologia, dalla radice indoeuropea “bher(e)g” ovvero “bianco splendente”. (…)
Pianta legata alla conoscenza e alla guarigione, purificatrice e fonte di rimedi per numerosi malanni, (…) nell’antichità veniva considerata la “pianta degli inizi”, simbolo di perseveranza, adattabilità, umiltà e tenacia, suggerisce di continuare la propria strada sul percorso prescelto, anche se le condizioni sembrano avverse, per preparare il terreno a coloro che verranno.
Nei racconti, ma anche nelle poesie, la presenza costante della betulla diventa la metafora dell’asse del mondo: associata al sole e alla luna e perciò contemporaneamente al Padre e alla Madre, al maschio e alla femmina, era ritenuta simbolicamente la via attraverso la quale scende l’energia dall’universo e da dove risale l’aspirazione umana verso l’alto. Nelle tradizioni popolari nordiche simboleggiava l’Albero Cosmico; “custode della porta”, apriva allo sciamano la via del Cielo, permettendogli di passare da una regione cosmica all’altra, dalla Terra al Cielo o alla Terra agli Inferi, in un viaggio interiore che conduceva all’estasi.
Tra leggenda e realtà
Secondo le popolazioni dell’Europa neolitica, un rapporto profondo legava la pianta alla Grande Madre, entità potente che si manifestava in forme e modi differenti. Questa associazione marcata della pianta con la luna e con la Dea, cioè col mondo femminile, spiega perché essa era collegata a luoghi arcani e misteriosi che i Celti chiamavo Sidhe, i cui messaggeri erano non a caso creature fatate e femminili. Dalla linfa essi ricavavano anche una bevanda da ingerire in primavera, che si riteneva capace di rendere fertili le donne. Per questa era considerata anche una pianta dell’amore; giacigli fatti con rami di giunco e di betulla erano tra i preferiti dagli amanti in numerose leggende celtiche e come pegno d’amore spesso veniva donata una ghirlanda di betulla. Piantata vicino alla casa di una fanciulla le garantiva la felicità e un ottimo matrimonio.
Albero preposto al mese che cominciava col solstizio d’inverno, era anche associato alla festa di Imbolc, una delle principali del mondo celtico, corrispondente al nostro primo febbraio, vigilia della Candelora, festa di purificazione e rinascita che prelude alla primavera. (…).
Molteplici in effetti i suoi impieghi e proprietà: depurative, febbrifughe, diuretiche, stimolanti della bile, contro il colesterolo, antisettiche, astringenti, lenitive. Nei paesi nordici viene utilizzata anche per produrre bevande alcoliche ed aceto. Le foglie, amarognole e con un leggero odore aromatico, vengono utilizzate in fitoterapia per l’efficace azione diuretica; i germogli per curare la cistifellea e i disturbi del fegato, mentre i fiori nell’antichità furono impiegati per cicatrizzare piaghe e ferite. Il decotto delle foglie è utilizzato anche in caso di ipertensione, ipercolesterolemia, presenza di albumina nell’urina, cellulite, obesità, gotta, artriti, reumatismi e parassiti intestinali. Inoltre, stimola la digestione e la secrezione biliare. In uso esterno il decotto delle foglie o della corteccia è indicato come disinfettante e in caso di malattie della pelle.
Un tempo la corteccia veniva usata per l’estrazione del tannino, per scrivere, per fabbricare imbarcazioni e calzature, per rendere impermeabili le case, ma anche per abbassare le febbri e combattere l’influenza. Il carbone della stessa era persino utilizzato come antidoto nei casi di avvelenamento da parte di alcune specie fungine, come l’Amanita muscaria.
Notissimo l’uso della sua linfa, detta ‘acqua o sangue di betulla’, dalle ottime proprietà depurative e diuretiche, favorisce l’eliminazione dell’urea e dell’acido urico senza irritare i reni. Essa viene raccolta in primavera mediante incisioni sul fusto e bevuta al mattino a digiuno. A livello popolare si riteneva ammorbidisse i legamenti, agevolando la guarigione dell’artrosi.
Secondo la visione sciamanica tali proprietà sono giustificabili in diverso modo: l’incontro interiore con un simile alleato del mondo vegetale aiuterebbe a ripristinare il collegamento tra la dimensione terrena e quella spirituale, eliminando gli ostacoli a tale ascesa come le emozioni non ancora elaborate, trattenute nell’organismo sotto forma di liquidi in eccesso.
Interpretazione questa, che permette di comprendere in un’accezione più ampia il titolo di “portatrice di Luce” di questa bella Signora della foreste.

Per saperne di più
Plinio, Dianchet, 1999, Le erbe officinali, antica medicina dei Celti – Keltia editrice
Associazione Amina, 2000, Magiche Piante, un itinerario segreto, Macro edizioni
( Fonte: http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/natura/piante/item/295-betulla-l-albero-della-luce

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